Emanuele De Mari commenta il post “Salone Nautico Internazionale di Genova: strategia da rivedere?”

Ciao Lorenzo carissimo,

Io non conosco Aldo Cranchi , ma rispetto ed ammiro quanto ha costruito con la sua famiglia.

Mi pare evidente che il suo sia il punto di vista del produttore, io vorrei condividere con te il punto di vista del “commerciante”.

Il salone viene spesso descritto come “la vetrina della Nautica” se non si mettono in vetrina i prodotti non si vendono, nuovi o vecchi che siano. Semplicemente non si vendono. Se si mettono in vetrina ogni due anni si limita l’opportunità di vendere. La proposta è comprensibile se si ritiene che il mercato italiano sia morto e che non meriti tale sforzo, allora il salone con cadenza biennale potrebbe essere una soluzione, e forse il mercato interno è veramente morto e non merita più grandi attenzioni.

 

Forse però, è conveniente lavorare affinché il salone possa essere, con costi enormemente ridotti e una revisione radicale della formula, un appuntamento annuale. L’industria non si deve vergognare se immette sul mercato modelli nuovi con cadenze più lunghe, ma i “commercianti” di barche hanno bisogno di “occasioni” per portare avanti l’azione di vendita. Ci saranno cantieri che spiegheranno perché opportuno introdurre meno novità sul mercato ed altri che spiegheranno l’esatto contrario. Il Salone per lungo tempo è stata la migliore occasione di vendita nell’anno sia per le novità sia per i prodotti dell’anno precedente o di due o tre anni precedenti, ora non lo è più, ma forse è sufficiente rivedere radicalmente la formula, la durata, la presentazione perché torni ad essere un’opportunità importante.

Sappiamo bene che al salone vi sono anche altre categorie rappresentate: accessori, servizi ecc. E’ evidente che un salone nautico non si reggerebbe solo su queste categorie, che pur rappresentano una porzione importante nel panorama nautico. Queste categorie non sono soddisfatte della formula attuale del salone: costoso, lungo, dispersivo, ma anch’esse potrebbero trarre beneficio da una formula più moderna e radicalmente meno costosa.

 

Se il salone avesse cadenza biennale i commercianti ed i cantieri forse attuerebbero iniziative diverse ed alternative per fare vetrina e vendere, in quei dieci giorni di inizio ottobre. Ciascuno farebbe un “porte aperte” prove, inviti ecc. insomma si investirebbe almeno parte di ciò che non verrebbe investito nel Nautico genovese per supplire alla mancanza di visibilità.

Se si libera uno spazio e non si presidia altri lo andranno ad occupare e non è detto che ciò porti ad un risparmio. Nell’anno vuoto, al di là delle iniziative dei singoli, certamente nascerebbero numerose manifestazioni e eventi che potrebbero essere positivi, ma che farebbero nuovamente lievitare i costi chissà, magari anche in modo maggiore.

 

Ecco, caro Lorenzo, queste sono alcune considerazioni in libertà che faccio ad un amico e mi perdonerai se ti ho rubato un po’ di tempo, ma mi piaceva condividere con te queste riflessioni.

Se poi vorrai anche farmi avere i tuoi commenti al riguardo, ti sarei enormemente grato.

 

Un caro saluto,

Emanuele De Mari